venerdì, novembre 28, 2008

-"C'è qualcosa che lava più bianco della lavatrice?"
- "La Paura, la Paura lava che più bianco non si può". M.A. - Afterhours.

Quando si dice: "le coincidenze". Sono giorni questi, sarebbe meglio dire mesi, sporadiche pause di euforia alcolica e adrenaliniche notti danzerecce a parte, di lunghe e noiose riflessioni. Fortunatamente ho saputo tener fuori un buon numero di mei amici dalle mie tediose elucubrazioni. Alcuni dei suddetti amici non sarebbero d'accordo. Fatto sta che sono giunto ad una conclusione, ciò che dobbiamo combattere è la Paura. Pochi giorni fa ho fatto con scarsi successi il mixer umano per V for Vendetta, chi l'ha visto ed è in grado di guardare oltre al fumettone supereroico pseudo-futurista, ha già capito di cosa sto parlando. La Paura è qualcosa che ci rende totalmente incapaci di agire, di pensare e re-agire in modo critico. La Paura ci fa stare immobili, lì a guardare la vita che passa, pensando "tanto prima o poi passa", senza renderci conto che a passare è solo il tempo ed ogni istante perso, fermo ad aspettare che passi è un istante gettato al nulla, perso, passato. La Paura ci blocca, non per niente si dice "pietrificato dalla Paura", ma stare fermi non implica per forza qualcosa di negativo è l'essere bloccati che è negativo che sottintende una costrizione, qualcosa di esterno o interno che ci impedisce di muoverci, di scegliere, di essere liberi. Di scegliere di essere liberi!
Ciao Mimì, non far sì che la Paura sia la tua cicatrice, non far sì che sigilli la tua anima dura.

Quote of the day: "Non ha imparato la lezione della vita chi non vince una paura ogni giorno." Ralph Waldo Emerson

Song of the day: "Pochi Istanti nella Lavatrice" da "I milanesi ammazzano il sabato" - Afterhours

lunedì, ottobre 13, 2008

sabato, ottobre 04, 2008

la Romania, una campana di vetro e lo zen


Ci sarebbe voglia di scrivere... voglia di riempire questo saccente sfondo bianco, candore, innocenza, pulizia... tu? che raccogli le carcasse delle anime vuote di mezzo mondo. tautologico. mancanza di senso di appartenenza, è questo che mi logora, giorno per giorno come la punta di un taglierino tra le fughe del pavimento... "devi lavorarlo, così ai lati, se no le spacchi tutte le piastrelle per levarne una!". sì ma con rabbia perché non c'è tempo da perdere, perché il tempo è pur sempre denaro! certo, abbiamo fretta di arrivare. dove?
non c'è un vero motivo chiaro limpido e comune per cui le persone trovano un momento, chi presto, chi tardi, per rovinarsi la vita a vicenda. cos'è che riesce a trasformare qualcosa che rendeva ogni squallido angolo magico, inattaccabile dai frastuoni della città, dagli automobilisti impazziti, dallo smog, dalle nevrosi dei clienti in fila al solito supermercato che ti nutre durante i tuoi pranzi solitari. cos'è che a un certo punto si rompe, male, lasciando linee di frattura scomposte, pezzetti di ceramica per tutto il pavimento, tanto che rinunci a raccoglierli i cocci, pur sapendo che uno di quei frammenti ti potrà incidere la pianta del piede tra sei mesi? inutile l'analisi, si è rivelata fallimentare in politca, almeno di questi tempi, inutile perdere ore e ore sul perché e sul "per come" delle cose. è così, non si sfugge, le distanze ci sono sin da subito, si colmano per un po', nella speranza che quel meltin' pot di tolleranza, di curioso interesse per le passioni altrui, per il diverso modo di comunicare, per i fottuti designer, per la popolare musica di largo consumo da sempre bistrattata un giorno si asciughi e cementifichi tutto ciò, lasciando solo la "superficie liscia delle cose". e invece no, la malta si secca e contemporaneamente presenta le prime crepe, si spacca come terra al sole, si sgretola. di tutto ciò che avevi investito non resta più nulla se non l'orpello di una fastidiosa polvere che imbianca le mani, affatica il respiro fino ad ostruirti i polmoni. è quando sei arrivato a questo punto, quando non respiri più, quando stai pensando, eccoci, questa volta è davvero finita, che ti rendi conto che hai toccato il fondo, che sotto i tuoi piedi c'è qualcosa di duro, di fermo, qualcosa che non può lasciarti affondare all'infinito, è qui che trovi la forza per darti una spinta, LA spinta e ricominci la salita, e sai che anche questa volta te la sei cavata, non è stata la prima e non sarà l'ultima, ma non importa perché ora non guardi più giù, verso il buio ma in alto, i primi raggi di sole filtrano sotto la superficie e anche se non sai quanto ci vorrà, quando precisamente sarà, sai che è lì che devi andare.

listening: salirò - daniele silvestri

lunedì, luglio 28, 2008

Gocce d'acqua

Ci sono luoghi di incontro a Milano che ormai hanno fatto il loro tempo, ed anche se vivono un'effimera primavera di riflesso, tutti sappiamo quale è il destino che li attende. Tra questi luoghi si conta senza ombra di dubbio l'EUROPARK Idroscalo. Al di là della facile retorica che si potrebbe fare su questo luogo per la recente cronaca sui macabri spettacoli messi in scena, è il tipico posto che ha sofferto della decadenza della zona, si è risollevato grazie ad una nuova ventata di popolarità del mare dei milanesi ma che non ha per nulla contribuito a questa rinascita. Chi invece ha reso, e lo dico senza timore di smentita, l'idroscalo milanese un posto migliore è senza dubbio il Circolo Magnolia. Non ho nessuna voglia di stare qui a dilungarmi sui pregi (non ultimo il fatto essere collocato nella periferia est di Milano, storicamente priva di alcuna forma di divertimento) anche e soprattutto perché non mi paga nessuno per farlo ma bisogna ammettere che, fatta eccezione per tre ignoranti euro spesi al parcheggio solo per ridurre la quantità d'acqua assorbita durante questa strampalata estate milanese, questo posto è una delle 4 o 5 realtà decenti sorte a Milano negli ultimi anni.
Sto arrivando alla conclusione che gli esseri umani riescano a dare il meglio di sé solo nei momenti di crisi, e così come un organismo di 3 milioni di persone, la provincia di Milano stia lentamente reagendo all'ondata di medriocrità che l'ha investita durante gli anni '80 e '90. Caduta pesantemente di faccia sul marciapiede del suo provincialismo, tornata coi piedi sul terreno dei suoi limiti di metropoli europea di periferia, Milano ha forse saputo solo recentemente riacquistare quel briciolo di modestia che permette ai suoi abitanti di svolegere una vita sociale accettabile anche senza frequentare certi ambienti altolocati, modaioli o presunti tali. Di lavoro da fare ce n'è una marea, forse troppo e mentre lo smantellamento storico e architettonico della città continua senza soluzione di continuità un germoglio di speranza sotto la grigia coltre di cultura bilanciocentrica (grazie Manuel) sta nascendo.
Sono qui, osserverò con la stessa cura ed attenzione dei primi dicotiledoni della mia graminacea preferita, sperando di riuscire almeno marginalmente a dare il mio piccolo contributo d'acqua.


song of the day: "Nei garage a Milano Nord" - Le luci della centrale elettrica

mercoledì, luglio 02, 2008

Festa d'Estate - Sabato 5 Luglio Pennelli Solari @ Arci Grossoni

Cara benzina, caro gasolio, insomma...

Cari tutti, i Pennellisolari sono lieti di invitarti pedissequamente alla Festa d'estate che si terrà, come promesso, in data

Sabato 5 Luglio al Circolo Arci "A. Grossoni" in Via Assietta, 32 - Milano -

a 500 mt. dalla stazione del passante ferroviario Affori (vicino l'ex-ospedale psichiatrico P.Pini).


Per corrompere le vostre intelligenze ci saranno saltimbanchi, gonfiatori di palloncini, gruppi musicali pleonastici(?!?!) e tanta ma tanta birra.

E allora vieni e celebra con noi una notte di inizio estate. L'ingresso è GRATUITO, porta chi vuoi!!! Ti aspettiamo!

Pennellisolari pennellisolari.blog.excite.it






Chi non viene è un BRADIPO ZOPPO!!!

venerdì, maggio 09, 2008

5 cent

Oggi ho speso 5 centesimi.
Oggi ho speso 5 centesimi che mi facevano tondo tondo il resto della spesa.
Oggi ho speso 5 centesimi ma ho dato molto di più.
Oggi ho speso 5 centesimi ed ho guadagnato un po' di libertà.
Oggi ho speso 5 centesimi e sono un po' più solo.
Oggi ho speso 5 centesimi e poche persone sanno quanto valessero e forse solo io me lo ricordo.
Oggi ho speso 5 centesimi che sanno di neve a Milano.
Oggi ho speso 5 centesimi che quanto ero caldo dentro quella neve!
Oggi ho speso 5 centesimi trovati per strada, anzi su un sentiero, centisimi che hanno fatto tanti altri chilometri con me ma soprattutto mi hanno fatto fare tanta altra strada.
Oggi ho speso 5 centesimi e mi hanno dato 1 nichelino di resto che non vale niente.
Oggi ho speso 5 centesimi e sono contento di averlo fatto.
Oggi ho speso 5 centesimi e il mio portafogli è molto più leggero, anche il mio petto.
Oggi ho speso 5 centesimi e non credo che ne avrò mai altri uguali.
Oggi ho speso 5 centesimi per fare posto ad un asso di denari.
Oggi ho speso 5 centesimi ed ho pagato il mio debito.
Oggi ho speso 5 centesimi eppure sembrava un capitale!

Oggi ho speso 5 cententesimi e in tasca mi rimangono 2 dinari.

martedì, aprile 15, 2008

sabato, marzo 29, 2008

Panta rei


Questa mattina ho fatto colazione con una crostatina scaduta e un caffé amaro. Le lacrime lavano via almeno per un po' quel senso di esistenza estraniata. Insieme al fazzoletto torna la consapevolezza che tutto continua. Tutto scorre, recitava una delle prime massime conosciute da chi si è appena approcciato alla filosofia, per lo meno in modo scolastico. Lascerò scorrere anche questo, passeranno i ricordi di scavi archeologici chiusi, un po' perché inverno, un po' perché in fondo siamo in vacanza e non è il caso di correre ancora, come sempre. Passerà il ricordo di un'architettonicamente incomprensibile passeggiata su un lungo mare farcito di fontane, torrette elettriche di controllo di fontane, improbabili opere di improbabili artisti. Passerà il ricordo di un "tavli" cercato in lungo e in largo in un paese dove tutti giocano a tavli ma negano di conoscere la versione originale, il backgammon. E mi dispiacerà non avere avuto il tempo di impararlo quel gioco. Passerà Curium, passereranno i resort e la gente nei resort, passerà Afrodite, il bagno di Afrodite e passerà un fazzoletto, una promessa lasciata legata ad un albero, insieme a tante altre. In fondo non era nient'altro che la versione filo-ellenica di un lucchetto romano, o forse no. Passeranno le onde, tante onde sono già passate e tante ancora ne devono venire, passerà la vita e ti guarderai indietro e sembrerà bruciata come un cerino. Breve. Passeranno le persone, le auto affittate, i caffé della discordia e i caffé della concordia, passeranno i ristoranti, passeranno i soldati e speriamo che passino anche i muri. Passeranno i merletti, i dolci troppo dolci e i peperoncini troppo piccanti. Passerò io un giorno sulla tua strada ma non avrà importanza perché tanto non mi riconoscerai o non ti riconoscerò. E passeremo anche noi che siamo già passati.

lunedì, febbraio 12, 2007

Strade.

In contromano. E’ l’unica cosa che mi viene da dire quando penso alle strade. Da bambino le strade erano un espediente dei miei genitori per farmi addormentare. Bastava mettermi sul seggiolino ben legato al sedile posteriore della nostra Panda 30 beige, e non facevi a tempo a girare l’isolato che già ronfavo. Le mie prime strade erano un gioco. Con la testa appoggiata al finestrino a compasso della mitica 127 arancione di mio nonno, sulla quale giusto per la cronaca ho lasciato lembi di pelle e fiotti di sangue, guardavo le ombre proiettate sull’asfalto e mi immaginavo che la macchina volasse, da un’isola all’altra, senza cadere mai. E ovviamente non cadeva mai. Poi le strade sono diventate piste elettriche, piste per biglie, piste per automobili veloci, per “formula 1 e poi per il ronzio fastidioso e affascinate dei due tempi.

Sarà colpa dell’ultimo libro di Baricco che ho letto e di un film italiano di qualche tempo fa, “In barca a vela contromano”, che non so per quale motivo è diventato uno di quei film di cui non scordi più il titolo, che stasera ho deciso di buttar giù 4 righe sulle strade-in-contromano. E’ una di quelle cose che non faccio mai quando guido, vorrei scendere in pista solo per essere autorizzato a fare le curve sul lato di corsia che nella guida di tutti i giorni mi è proibito… penso che prima o poi dovrò affittare un’auto nella terra di Ivanohe per vedere l’effetto che fa. D’altra parte lui già guidava contromano durante le giostre ma questo non gli sembrava affatto strano.

Andare contromano si sa è di per sé vietato, quindi per giustificare chi tutti i giorni lo fa per natura, necessità, abitudine, per furbizia, per comodità, per vanto o per mania e via dicendo si sono inventati molti modi, edulcorati, diluiti per dire la stessa cosa, contromano. “Abbiamo trovato una via alternativa…”, “Ci stiamo muovendo in controtendenza…”, “Abbiamo intrapreso strade diverse…”. Certo la parola contromano è percepita dai più con un’accezione negativa, pensate se la Pollastrini avesse detto: “Sui PACS abbiamo preso una via in contromano rispetto alla Margherita” o se la Bindi avesse risposto: “La legge sui DICO si muove in contromano rispetto alla volontà di ingerenza della chiesa nello stato italiano”. Oltre a chiedersi ma come cazzo parlano queste sarebbe venuto fuori un pandemonio in tutta la fragile coalizione di governo. Certo forse avremmo avuto una legge sui PACS(perché così si chiamano checché ne dica il ministro della famiglia) migliore di questo papocchio all’italiana dove ci si cura più delle apparenze che della sostanza. E così le strade diventano alternative, in controtendenza, diverse.

In tutto ciò quello che mi sfugge è il perché io invece ho sempre la sensazione di prenderle in contromano le mie strade. Perché la strada non mi è più complice come una volta? Che fine hanno fatto le curve che mi cullavano, le ombre che salvavano dagli abissi e il nastro grigio che riempiva di adrenalina i miei noiosi pomeriggi domenicali? Perché la strada non più quel affascinante mezzo beat che non serviva a portarti a Frisco ma serviva solo a portarti? Ho perso la gioia di fendere la notte per ottecento km e risvegliarmi in un paese con una lingua incomprensibile, tanto sonno, caffeina sintetizzata nel sangue e qualche biglietto verde per espiare i miei peccati di fame di velocità. Eppure oggi le strade le prendo in contromano. Non mi sono più amiche e sono convinto che sia giusto così. Forse sono diventate binari, vietato svoltare, “strade troppo strette e diritte” alla Ligabue, che piace tanto a mio fratello e Chiara. Non lo so. Non mi frega. E se incontrerò un pendolino invece di un t.i.r. che differenza fa? Nel mio personale ricordo sarò sempre un eroe, sarò sempre il macchinista de “la locomotiva".

lunedì, luglio 24, 2006

A meno di 48h

Due considerazioni veloci e un consiglio:

1) Ho trovato la coinquilina.

2) Il blog non serve a nulla per le cose utili, ergo è inutile.

1) Occhio all'afa e ai fulmini.

Chi non avesse nulla da fare Mercoledì mattina mi troverà dalle parti del Poli.

venerdì, luglio 14, 2006

Ciao Marcello.

A poche ore dalla sentenza di primo grado su quello che è stato definito lo scandalo di calciopoli voglio dire la mia su ciò che comunque sta succedendo intorno alla Nazionale e alla Juventus. Non sono un consumatore di calcio famelico, sarei l’utente ideale delle pay-tv se non fosse che, primo, non voglio spendere dei soldi per qualcosa che (vedi coppe varie) credo mi sia dovuto in quanto cittadino e, secondo, sono ideologicamente tirchio.
Nonostante ci siano cose molto più importanti degli inciuci del gatto e della volpe o dei rolex regalati agli arbitri (ah forse di questa storia ce ne siamo già dimenticati?!) voglio dire il mio grazie a Marcello Lippi. Grazie per averci fatto vincere una coppa campioni che non fosse sporca di sangue. Per averci ridato lo scudetto dopo quasi 10 anni. Per aver cresciuto un campione come Del Piero. Per aver battuto l’Ajax 4 a 1. Per aver rifilato 6 gol al Milan a S.Siro.

Grazie per questo titolo mondiale vinto a modo tuo, con le motivazioni. Perché Marcello, parliamoci chiaro, di campioni ne abbiamo ma non siamo certo arrivati in Germania al top. Totti ha giocato decentemente solo per mezzo mondiale e Zidane, colpi di… testa a parte, ci ha fatto vedere cosa sa fare un campione nonostante un Ringhio alle caviglie. Alex ha fatto più gruppo che dribbling. Toni ha dovuto lavorare più di quanto il suo ruolo richiedesse. E non mi vergogno di aver vinto il mondiale grazie a campioni come Buffon, il capitano, Zambrotta, Grosso, grazie alle passeggiate di Pirlo. Non mi vergogno perché le squadre sono fatte di 11 giocatori. Dal portiere. Dalla difesa. Dal centrocampo. E se sei il più forte del mondo in questi reparti, beh puoi anche permetterti di non avere un attacco stellare. Puoi avere Shevchenko e perdere 3 a 0, puoi avere Ronaldo e uscire contro una squadra quadrata, pulita magari non spettacolare ma che gioca meglio di te.

E poi, posso dirlo?, mi ero un po’ rotto i coglioni del nostro campionato. Se non lo vinciamo noi, lo vince il Milan, nel modo più squallido tra l’altro: 1-0; 0-1; 1-0; 0-1… che traducendo dai numeri binari i risultati del Milan degli ultimi 10 anni esce una profezia di Nostradamus!

Da oggi forse il calcio mi piacerà un po’ di più, vorrei vedere un campionato combattuto, dove la prima in classifica può perdere all’ultima giornata lo scudetto. Senza lo zampino del meteo e di un arbitro con manie di protagonismo però!

Chissà… staremo a vedere. Intanto l’ultimo grazie va a quei giocatori che nella jungla degli sciacalli hanno deciso di farci riprovare il sapore di appartenere ad una bandiera.
Grazie a chi ha deciso di provare a lavare la sporca maglia bianconera invece di gettarla.

mercoledì, giugno 14, 2006

La numismatica.

Le monete hanno un valore. Lo sanno tutti. Il problema che nessuno può sapere quanto vale un pezzo un di rame da 5 centesimi o un argenteo tondino da 2 dinari per chi li porta con sé tutti i giorni. Quando non ero ancora abbastanza alto da aprire la credenza senza l’ausilio di una sedia, ho portato al collo una moneta bucata, se ricordo bene erano 25 corone danesi, per qualche mese, fino a quando il destino, o più semplicemente la mia indole da distratto, non ha fatto in modo che la perdessi tra i sassi di una spiaggia calabra. Ho fatto disperare mezza famiglia, solo mezza perché ero in vacanza con la mezza famiglia che fa riferimento a papà, nelle ricerche persino notturne del mio amato conio straniero. Anni più tardi ho ripetuto la stessa scena con un anello celtico acquistato nell’isola dei folletti che il mare ha deciso di prendermi. Questa volta, sarà l’età o la rassegnazione, forse ci ho solo fatto l’abitudine, le ricerche sono durate molto meno e ho lasciato che le onde del mar ligure custodissero il mio piccolo tesoro al posto mio. Oggi a farmi compagnia sono queste due monete di quasi nessun valore economico, monete che le persone a cui mi legano non ricordano nemmeno la loro esistenza. Uno è un dono della terra in giorni di grande serenità, l’altro è il dono sanguigno di un’esule di un paese che sulle cartine politiche non esiste più. Un giorno, il fato, il mare o forse una birra di troppo mi strapperanno questi pochi grammi di metallo e allora, forse, ci sarà di nuovo posto.

giovedì, giugno 08, 2006

Avanti il prossimo!

Non so bene descrivere cosa io abbia provato nel leggere queste 2 righe di cronaca. Certamente un piccolo respiro di sollievo l'ho tirato. Sono passati pochi secondi e una certa tensione emotiva, quasi un pianto nevrotico mi è salito dallo stomaco.
Ho pensato:"bene, ora 'namosene, no?!".
Poi ho pensato che no, che non ce ne andremo mai, né dall'Iraq, né dall'Afghanistan. Non c'è scampo la nostra società per sopravvivere ha bisogno di gettare tutto sul conflitto. Usa la forza laddove la diplomazia non vince, è una società che non può perdere perché sarebbe come ammettere che in qualche modo il modello è fallace. Dove non vince con le parole, coi soldi, con le frontiere serrate vince con la forza. E' come giocare a risiko senza regole.

Tu mi opprimi e io ti faccio saltare in aria con me - E io ti bombardo - Io ti distruggo i simboli del potere con i tuoi stessi mezzi - Ed io ti spazzo via... peccato che a fine partita non c'è più nessuno che possa tornare a casa dicendo che la palla è sua punto e basta.

Non ho il tempo di scrivere tutto quello che vorrei e come vorrei...
Torno ai miei studi... domani iniziano i mondiali... le birre tedesche a fiumi...

Welcome, it's a wonderful world!

lunedì, maggio 15, 2006

Il pallone è rotondo, i pallonari no.

Sono juventino ma oggi non ho gioito. Non perché sia convinto che i nostri scudetti vengano dalle torbide alchimie del pentolone di Moggi ma perché il 29° scudetto non mi fa né caldo né freddo. La vera gioia è non farlo vincere al Milan, vedere i sogni dell’Inter andare sempre e comunque in fumo. Questi sono i motivi per seguire il calcio.

Sono juventino dalla stagione ’85-’86 quella dell’ultimo scudetto con Platini. L’anno successivo alla tragedia dell’Heysel. Mi è toccato vedere l’ultimo scudetto dell’Inter, quello del record di punti, mi è toccato vedere quella difesa colabrodo farci perdere l’unico mondiale che ricordi che avremmo meritato di vincere. Mi è toccato vedere l’ascesa del Milan di Berlusconi, le coppe campioni vinte a mani basse, una finale che uno juventino non si sogna nemmeo di rifilare 4 gol al Barça. Mi è toccato vedere l’ultimo dei moicani del calcio, l’ultimo vero interprete del pallole che gira senza dare i numeri del lotto, il divin codino, soffrire in una squadra che non riusciva a dargli il meritato scudetto. Mi è toccato sentire sempre la solita solfa, quella della juve che ruba gli scudetti, anche se erano quasi 10 anni che non vincevamo uno scudetto. Mi è toccato vedere Maifredi allenare la mia squadra, credo che per qualsiasi tifoso questa sia una punizione che ripaga di tutti gli scudetti indebitamente presi. Mi è toccato vedere il presidente del consiglio, nonché presidente di una delle squadre più titolate d’Italia, nonché proprietario delle tre reti televisive nazionali private più importanti, già piduista, già proprietario del più grande mausoleo del Paese, nonché attualmente detentore di 5 ministeri ad interim cacciare a pedate il ct della nazionale, reclamare due scudetti e il governo di camera e senato. Sei stufo di contare le 20 mila e rotte schede di differenza tra Te (lo sappiamo tutti che il centrodestra è l’ennesimo prestanome del cavaliere, non prendiamoci per il culo) e l’Unione? Hai deciso di passare al conteggio dei campionati? Accomodati, se il giudice sportivo ve li assegna li metteremo in coda ai 6 anni che si è beccato il tuo lacché e lo sai anche tu che ti sei salvato grazie a certe leggiucole dell’ultimo minuto…

Non ho gioito perché quello che mi fa più schifo dello scandalo del calcio sono gli scandalizzati.

Sono volate parole grosse, grossissime: sistema mafioso, sequestro di persona etc. etc. a parte il fatto che credo che chiudere Paparesta nello sgabuzzino dopo quello scandaloso arbitraggio, perché ricordiamocelo che quell’arbitraggio fu scandaloso, sia stata la cosa più stupida e insieme più genuina che Moggi abbia fatto da quando è alla Juve e soprattutto da domani cominciamo a costruire nuove carceri, fioccheranno migliaia di dedunce di sequestro. Già mi immagino la cronaca: Bimba di 6 anni denuncia il fratello di 8 - “Stavamo giocando a nascondino, mio fatello mi ha scoperta nello sgabuzzino dove poi mi ha chiuso per dispetto per più di 2 ore, è stato terribile!”- ora il giovane burlone rischia l’ergastolo.

Il calcio l’avete voluto grande, bello, competitivo e potente. Il calcio oggi è il quarto contribuente del PIL italiano. Il calcio oggi non è uno sport ma un settore di mercato. Avete voluto quotare le società in borsa, avete voluto i campioni. Un calcio capitalista soffre di tutti i lati negativi del capitalismo. La Parmalat fallisce, e tutti si stupiscono, la Cirio fallisce, e tutti si stupiscono, Roma, Milan, Inter fanno letteralmente carte false (leggi passaporti), e tutti si stupiscono, la juve cerca di farsi dare gli arbitri a lei congeniali, cerca di ottenere i giocatori più forti (con metodi leciti o illeciti, questo non sta a me stabilirlo) e il sistema va riformato, di colpo tutto da buttare. Tutti pronti a scagliare pietre e tra questi poi ti accorgi che ci sono ex-presidenti falliti, giornalisti (magari anch’essi collusi), giornalisti che fanno questo lavoro da 30 anni ma che giurano di non sapere nulla, arbitri (puliti, loro pulitissimi)… a proposito Biscardi si è salvato da una querela dicendo, in soldoni, che il “processo del lunedì” sì insomma non è proprio una cosa seria, è un po’ una via di mezzo, insomma si fa un po’ di spettacolo… questo calcio è una gran ricca buffonata ma i pagliacci veri di tutto questo circo siete voi che avete ancora la faccia tosta di indignarvi.

venerdì, aprile 28, 2006

Il caffè Jesi.

“…la magnificenza e la prosperità di Maurilia diventata metropoli, se confrontate con la vecchia Maurilia provinciale, non ripagano d’una certa grazia perduta, la quale può tuttavia essere goduta soltanto adesso nelle vecchie cartoline…” – Italo Calvino, Le città invisibili.



Ci sono angoli a milano, forse sarebbe meglio dire bar all’angolo, che hanno ancora il sapore del vov. Sì il vov io me lo ricordo, anche se di preciso non saprei dire quand’è stata la prima volta che l’ho assaggiato, né l’ultima. Mi ricordo quella sua bottiglia bianca con la stampa rossa e blu. Credo di ricordarne vagamente il sapore, l’odore. ma la cosa che meglio ricordo è lo scaffale alto del bar di mio nonno dove stavano le bottiglie d’esposizione. Dal pavimento di quel bar io raccattavo le cicche spente da terra. Credo che il motivo fosse che mi ricordavano quelle carammelle mou che tanto amavo. Che mi hanno sbriciolato i denti da latte. Che erano fonte di litigio tra mia nonna e mia mamma. Ancora oggi ricordo la difficoltà di togliere la sottile carta che le ricopriva, appena un po’ di caldo cominciasse a scioglierle, tanto da rinunciarci, tanto da mangiarle con abbondanti pezzi di involucro residuo. Non so se sia grazie agli anticorpi fatti con quelle cicche che oggi mi ammalo raramente o se per colpa di quelle cicche che alterno periodi in cui fumo come un turco a momenti di rifiuto pure del fumo di una candela, fatto sta che mi sono rimaste dentro come un imprinting, che rimane lì, sopito, apparentemente spento, salvo poi manifestarsi all’improvviso, doloroso come la lingua che batte là dove il dente duole e piacevole come i ricordi chiamati alla mente dagli oggetti ritrovati in fondo ad un vecchio cassetto.

Cazzo ho finito le sigarette. Sono nella fase turca.

Ieri, grazie al nostro endemico fastidio nell’uso dell’auto, alla costante cocciutaggine a non arrendersi al solito pub, a un pizzico di snobbismo culturale, a non so quale cazzo di intreccio del fato (e fatemela romanzare un po’) siamo finiti al caffè Jesi. Una volta i bar non avevano bisogno di un nome. Erano semplicemente il bar sotto casa e basta. Forse perché una volta il nome lo avevano le persone del bar e non le cose. Il nome del caffè che si beveva era più che sufficiente. E il caffè jesi è gestito ancora da una di quelle persone che hanno un nome. Hanno una storia da raccontare. Che si intreccia con le storie di chi, pur girando il mondo per professione, sceglieva comunque di stare al bar sottocasa. Si intreccia con gli amori, le amanti, le mogli, le professioni già atipiche di chi si spartiva tra un lavoro dagli orari strani e una partita a ciapa no. Storie che sanno rendere una semplice sera costantemente minacciata dalla pioggia una sera un po’ speciale.


p.s. un giorno vi faccio i test della foto.

venerdì, aprile 21, 2006

Scene di ordinaria follia.

Vecchia bastarda: ”mi scusi ho solo questo mi farebbe passare?!”

Sottolapioggia : ”certo signora, si figuri mi diverto a fare la coda!”, con tono udibilmente scocciato.

Vecchia bastarda:”grazie, troppo gentile…”

Masantalamadonnainlacrimeegesùcristoincroce avrai un età tra i 230 anni e 215 portati male, mi spieghi brutta stronza rompicoglioni dove cazzo devi andare con i tuoi 157 grammi di pesce che ti hanno venduto per fresco e che in realtà contiene più tossine di botulino delle guance della Parodi?

No adesso mi spieghi, brutto resto in decomposizione, che cazzo ci fai di tanto importante con 3 minuti e 7 secondi che hai guadagnato passandomi davanti? Ci spendi la pensione che non hai!?

Che poi passata davanti a me non è che hai guadagnato le prime file manco fossi un abbonato rai, no, ti sei messa lì, a spregio totale del mio tempo… checazzo almeno sfrantica la nerchia a tutta la fila, mal comune mezzo gaudio, ti stavo così sul cazzo?! Sono i miei capelli da fascio-carabiniere, perché se almeno fossero quelli potrei pensare che sei una vecchia anarchica che mi rompe la palle per il mio stile un po’ nazi-battagliero, oppure è il cazzo di orecchino al naso? Perché se fosse quello ti do voletieri una sprangata in fronte e facciamo pari. No dimmi ti prego perché te la sei presa con me, solo con me. Unicamente con me.

Vuoi scavallare la fila? Fallo. TUTTA però DIOCRISTOTUTTAAAAAAA…

Lo so, finirò per prendere l’ergastolo per aver dato troppo lavoro a geriati, a Crepet e perché troveranno resti paleolitici nel mio freezer…


Ammazza la vecchia col FLIT!!!

giovedì, aprile 06, 2006

Sono un estremista.

Dai insomma diciamocelo, non c’è mica bisogno di tirare molotov o spaccare vetrine per essere estremi nelle proprie manifestazioni. Non ci sono cazzi qualsiasi cosa faccia ha una parvenza di essere definitiva nel bene ma soprattutto nel male. E allora mi taglio i capelli, non un po’, non che li regoli se dico che li taglio li taglio punto e basta. La cosa assurda è il motivo che porta a farlo, un motivo che venti minuti dopo non c’è, rimosso con la chioma. Che sarà pure fastidiosa nei primi giorni di sole ma che fa comunque la sua porca figura. Quel che resta dei miei capelli scende per lo scarico del cesso che gorgoglia quasi otturandosi. Il motivo vero di questo post non ho voglia di scriverlo, che i miei vizi rimangano privati.

Comunque se a qualcuno interessa, sappia che mi sono spaccato il cazzo da oggi nel mucchio ci sono anch’io.

martedì, marzo 28, 2006

Ho bisogno della grande madre Russia...

A parte il fatto che mi hanno preso per sfinimento (non consiglio a nessuno di fare stocazzoditest che non finisce mai...) ad un certo punto ho cominciato a rispondere come al toefl: a caso!!!
comunque, per chi proprio proprio non sa resistere, il link è questo.

Diliberto 14%
Bertinotti 14%
Pecoraro 12%
Di Pietro 12%
Prodi 11%
Fassino 9%
Bonino 6%
Mastella 6%
Rutelli 6%
Mussolini 5%
Fini 3%
Casini 2%
Berlusconi 2%
Bossi 0%

un paio di veloci considerazioni:
1. sono finito di nuovo in braccio a faustino... almeno sono coerente.
2. in fondo diliberto è un compagno che sbaglia normale che la si pensi uguale...
3. lasciamo stare i bassifondi della classifica ma se becco quel 12% di rutelli-mastella che c'è in me lo purgo e lo spedisco in un gulag in russia a farsi sodomizzare da 300 negri-albini-ebreo-comunisti-froci e pure un po' atei... se qualcuno lo vede mi faccia un fischio!

venerdì, marzo 24, 2006

Memoria Storica

Scrivere la storia è un modo di sbarazzarsi del passato.
(Goethe)
La verità.

la verita'
...e la loro verità.
la loro verita'
No comment.