
"...ma io so che la noia finirebbe nell'attimo in cui si ristabilisse la natura veridica del coito."
(La vita agra -
L. Bianciardi)
Si può pensare a volte che sia ora di mettere la testa a posto ma per quanto mi riguarda preferisco mettere la testa al post. Scusate la battutaccia ma scelgo di mantenere un tiepido umore di amara ironia che mi permetta, si spera, di non crollare nel facile vittimismo di un momento in cui il mio stato d’animo vibra a
440Hz ma senza l’armonia di un perfetto La. In tempi di metafore e di facili analogismi protoculturali credo che mi lascerò avvincere dalla tentazione di paragonare la mia misera condizione di agente suburbano, nemmeno poi tanto sub
(smettiamola di piangerci addosso), a ben più alti e considerati archetipi della letteratura romantica senza però rinunciare ad imbrigliare in queste prime righe tutto il fastidio di un linguaggio già troppo tedioso sin dai termini.
Non prometto di riuscirci. Bene, liberatomi del fardello linguistico, evidentemente solo in potenza, passiamo, ammesso che ci riesca, al succo del discorso
(va già meglio). A chi non è capitato passeggiando per la strada in preda a quei pesi che ti incurvano pure l’ombra di incontrare, così per caso come si incontrano gli amici in manifestazione, un diavolo che per pura scommesa con dio, una di quelle scommesse che vale 1 fottuto dollaro manco fossimo in una commediola americana degli anni ’80, ti propone di poter avere tutto, e quando dico tutto intendo
TUTTO, in cambio di una misera goccia del tuo sangue, a suggellare il vostro patto, in cui tu, senza troppo struggimento, dichiari di cedergli, una volta trapassato a
ex-“miglior vita”, la sudicia (peggio di un calzino di giuliano ferrara dopo una puntata di ottoemmezzo), e per questo oramai inutile, anima tua. Mi chiedo:
“Chi?” di fronte a cotal, potremmo pur dire,
culo, non si getterebbe senza indugio alcuno nelle braccia di simile affare! Parliamoci chiaro,
chi mi conosce lo sa: non so più carabiniere etc, etc…, baggianate a parte vi svelerò un mistero:
io non credo in dio. Sì cari chiudete pure le vostre attonite mascelle so che la rivelazione vi lascerà indelebilmente sorpresi ma soprattutto non ho intenzione di spendere soldi in pranoterapeuti per raddrizzare la paresi facciale che vi affligge, quindi se avete concluso con le smorfie da
premio nobel meneghino proseguiamo. Pure un ateo, agnostico, miscredente, peccatore, mangiatore, possiamo pur dire accanito, di bambini, infedele, perenne neofita di tutto ciò che della fede è campo, inciampato in una sì prodigiosa imbeccata chiuderebbe l’animo, e non solo quello, in mistico e perenne tentativo di espiazione dei peccati della sua, fino a quel momento, troppo dissoluta condotta di vita. Ma per piacere, e non mi iteressa, a differenza dello spassoso regista ebreo americano, di quale sarà la compagnia che avrò tra le bolge dantesche, che importanza ha se dovrò dividere le pene con ulisse o se tra i miei compari ci sarà quel sodomita di aldo busi, anzi se c’è qualcuno più avvezzo di me in diritto canonico mi mandi per favore un prospetto informativo così giusto per farmi un’idea del clima che mi aspetta, in fondo non so neppure se verrò giudicato per i miei più gravi reati, come mi par pur giusto, anche se compiuti in una situazione tale da concedere le più larghe e comprensive attenuanti, o se per il divin indice saranno più considerate le mie reiterate debolezze fornicatorie, dicevo, mi si faccia il piacere di comprendere che se la religione, la chiesa, la filosofia, la sociologia, la scienza, l’universo ma che sia pure fidel castro o perché escludere totti e vieri, se ci fosse sulla faccia della terra un uomo o qualcosa che possa dimostrare la lampante esistenza di dio, e non certo del dio della verde prateria di de gregori, questo mondo sarebbe certamente diverso, sicuramente molto più noioso ma diverso.
E se vogliamo proprio etichettare il pensiero consideratemi pure un
agnostico dell’etica, nel senso che non ci è dato di sapere cosa
E’ giusto e cosa
E’ sbagliato, ci dobbiamo accontentare di ciò che
consideriamo giusto o sbagliato, salvo poi renderci conto, non certo tutti, che in quanto uomini - inteso come genere umano, perl’amordelcielo non fatemi pesar oltre le parole – siamo ovviamente caduchi e pure
estremamente volubili e
infidamente bastardi, tale per cui, caro
dott. Faust, possiamo pure considerarci parenti visto che poi spesso mi trovo a
disquisire di certi argomenti che evidentemente per mia stessa ammissione né conosco e né ne ho una chiara ma soprattutto costante opinione.
Spero non faccia troppo caldo,
sinceramente vicino,
sottolapioggia