sabato, marzo 29, 2008

Panta rei


Questa mattina ho fatto colazione con una crostatina scaduta e un caffé amaro. Le lacrime lavano via almeno per un po' quel senso di esistenza estraniata. Insieme al fazzoletto torna la consapevolezza che tutto continua. Tutto scorre, recitava una delle prime massime conosciute da chi si è appena approcciato alla filosofia, per lo meno in modo scolastico. Lascerò scorrere anche questo, passeranno i ricordi di scavi archeologici chiusi, un po' perché inverno, un po' perché in fondo siamo in vacanza e non è il caso di correre ancora, come sempre. Passerà il ricordo di un'architettonicamente incomprensibile passeggiata su un lungo mare farcito di fontane, torrette elettriche di controllo di fontane, improbabili opere di improbabili artisti. Passerà il ricordo di un "tavli" cercato in lungo e in largo in un paese dove tutti giocano a tavli ma negano di conoscere la versione originale, il backgammon. E mi dispiacerà non avere avuto il tempo di impararlo quel gioco. Passerà Curium, passereranno i resort e la gente nei resort, passerà Afrodite, il bagno di Afrodite e passerà un fazzoletto, una promessa lasciata legata ad un albero, insieme a tante altre. In fondo non era nient'altro che la versione filo-ellenica di un lucchetto romano, o forse no. Passeranno le onde, tante onde sono già passate e tante ancora ne devono venire, passerà la vita e ti guarderai indietro e sembrerà bruciata come un cerino. Breve. Passeranno le persone, le auto affittate, i caffé della discordia e i caffé della concordia, passeranno i ristoranti, passeranno i soldati e speriamo che passino anche i muri. Passeranno i merletti, i dolci troppo dolci e i peperoncini troppo piccanti. Passerò io un giorno sulla tua strada ma non avrà importanza perché tanto non mi riconoscerai o non ti riconoscerò. E passeremo anche noi che siamo già passati.

lunedì, febbraio 12, 2007

Strade.

In contromano. E’ l’unica cosa che mi viene da dire quando penso alle strade. Da bambino le strade erano un espediente dei miei genitori per farmi addormentare. Bastava mettermi sul seggiolino ben legato al sedile posteriore della nostra Panda 30 beige, e non facevi a tempo a girare l’isolato che già ronfavo. Le mie prime strade erano un gioco. Con la testa appoggiata al finestrino a compasso della mitica 127 arancione di mio nonno, sulla quale giusto per la cronaca ho lasciato lembi di pelle e fiotti di sangue, guardavo le ombre proiettate sull’asfalto e mi immaginavo che la macchina volasse, da un’isola all’altra, senza cadere mai. E ovviamente non cadeva mai. Poi le strade sono diventate piste elettriche, piste per biglie, piste per automobili veloci, per “formula 1 e poi per il ronzio fastidioso e affascinate dei due tempi.

Sarà colpa dell’ultimo libro di Baricco che ho letto e di un film italiano di qualche tempo fa, “In barca a vela contromano”, che non so per quale motivo è diventato uno di quei film di cui non scordi più il titolo, che stasera ho deciso di buttar giù 4 righe sulle strade-in-contromano. E’ una di quelle cose che non faccio mai quando guido, vorrei scendere in pista solo per essere autorizzato a fare le curve sul lato di corsia che nella guida di tutti i giorni mi è proibito… penso che prima o poi dovrò affittare un’auto nella terra di Ivanohe per vedere l’effetto che fa. D’altra parte lui già guidava contromano durante le giostre ma questo non gli sembrava affatto strano.

Andare contromano si sa è di per sé vietato, quindi per giustificare chi tutti i giorni lo fa per natura, necessità, abitudine, per furbizia, per comodità, per vanto o per mania e via dicendo si sono inventati molti modi, edulcorati, diluiti per dire la stessa cosa, contromano. “Abbiamo trovato una via alternativa…”, “Ci stiamo muovendo in controtendenza…”, “Abbiamo intrapreso strade diverse…”. Certo la parola contromano è percepita dai più con un’accezione negativa, pensate se la Pollastrini avesse detto: “Sui PACS abbiamo preso una via in contromano rispetto alla Margherita” o se la Bindi avesse risposto: “La legge sui DICO si muove in contromano rispetto alla volontà di ingerenza della chiesa nello stato italiano”. Oltre a chiedersi ma come cazzo parlano queste sarebbe venuto fuori un pandemonio in tutta la fragile coalizione di governo. Certo forse avremmo avuto una legge sui PACS(perché così si chiamano checché ne dica il ministro della famiglia) migliore di questo papocchio all’italiana dove ci si cura più delle apparenze che della sostanza. E così le strade diventano alternative, in controtendenza, diverse.

In tutto ciò quello che mi sfugge è il perché io invece ho sempre la sensazione di prenderle in contromano le mie strade. Perché la strada non mi è più complice come una volta? Che fine hanno fatto le curve che mi cullavano, le ombre che salvavano dagli abissi e il nastro grigio che riempiva di adrenalina i miei noiosi pomeriggi domenicali? Perché la strada non più quel affascinante mezzo beat che non serviva a portarti a Frisco ma serviva solo a portarti? Ho perso la gioia di fendere la notte per ottecento km e risvegliarmi in un paese con una lingua incomprensibile, tanto sonno, caffeina sintetizzata nel sangue e qualche biglietto verde per espiare i miei peccati di fame di velocità. Eppure oggi le strade le prendo in contromano. Non mi sono più amiche e sono convinto che sia giusto così. Forse sono diventate binari, vietato svoltare, “strade troppo strette e diritte” alla Ligabue, che piace tanto a mio fratello e Chiara. Non lo so. Non mi frega. E se incontrerò un pendolino invece di un t.i.r. che differenza fa? Nel mio personale ricordo sarò sempre un eroe, sarò sempre il macchinista de “la locomotiva".

lunedì, luglio 24, 2006

A meno di 48h

Due considerazioni veloci e un consiglio:

1) Ho trovato la coinquilina.

2) Il blog non serve a nulla per le cose utili, ergo è inutile.

1) Occhio all'afa e ai fulmini.

Chi non avesse nulla da fare Mercoledì mattina mi troverà dalle parti del Poli.

venerdì, luglio 14, 2006

Ciao Marcello.

A poche ore dalla sentenza di primo grado su quello che è stato definito lo scandalo di calciopoli voglio dire la mia su ciò che comunque sta succedendo intorno alla Nazionale e alla Juventus. Non sono un consumatore di calcio famelico, sarei l’utente ideale delle pay-tv se non fosse che, primo, non voglio spendere dei soldi per qualcosa che (vedi coppe varie) credo mi sia dovuto in quanto cittadino e, secondo, sono ideologicamente tirchio.
Nonostante ci siano cose molto più importanti degli inciuci del gatto e della volpe o dei rolex regalati agli arbitri (ah forse di questa storia ce ne siamo già dimenticati?!) voglio dire il mio grazie a Marcello Lippi. Grazie per averci fatto vincere una coppa campioni che non fosse sporca di sangue. Per averci ridato lo scudetto dopo quasi 10 anni. Per aver cresciuto un campione come Del Piero. Per aver battuto l’Ajax 4 a 1. Per aver rifilato 6 gol al Milan a S.Siro.

Grazie per questo titolo mondiale vinto a modo tuo, con le motivazioni. Perché Marcello, parliamoci chiaro, di campioni ne abbiamo ma non siamo certo arrivati in Germania al top. Totti ha giocato decentemente solo per mezzo mondiale e Zidane, colpi di… testa a parte, ci ha fatto vedere cosa sa fare un campione nonostante un Ringhio alle caviglie. Alex ha fatto più gruppo che dribbling. Toni ha dovuto lavorare più di quanto il suo ruolo richiedesse. E non mi vergogno di aver vinto il mondiale grazie a campioni come Buffon, il capitano, Zambrotta, Grosso, grazie alle passeggiate di Pirlo. Non mi vergogno perché le squadre sono fatte di 11 giocatori. Dal portiere. Dalla difesa. Dal centrocampo. E se sei il più forte del mondo in questi reparti, beh puoi anche permetterti di non avere un attacco stellare. Puoi avere Shevchenko e perdere 3 a 0, puoi avere Ronaldo e uscire contro una squadra quadrata, pulita magari non spettacolare ma che gioca meglio di te.

E poi, posso dirlo?, mi ero un po’ rotto i coglioni del nostro campionato. Se non lo vinciamo noi, lo vince il Milan, nel modo più squallido tra l’altro: 1-0; 0-1; 1-0; 0-1… che traducendo dai numeri binari i risultati del Milan degli ultimi 10 anni esce una profezia di Nostradamus!

Da oggi forse il calcio mi piacerà un po’ di più, vorrei vedere un campionato combattuto, dove la prima in classifica può perdere all’ultima giornata lo scudetto. Senza lo zampino del meteo e di un arbitro con manie di protagonismo però!

Chissà… staremo a vedere. Intanto l’ultimo grazie va a quei giocatori che nella jungla degli sciacalli hanno deciso di farci riprovare il sapore di appartenere ad una bandiera.
Grazie a chi ha deciso di provare a lavare la sporca maglia bianconera invece di gettarla.

mercoledì, giugno 14, 2006

La numismatica.

Le monete hanno un valore. Lo sanno tutti. Il problema che nessuno può sapere quanto vale un pezzo un di rame da 5 centesimi o un argenteo tondino da 2 dinari per chi li porta con sé tutti i giorni. Quando non ero ancora abbastanza alto da aprire la credenza senza l’ausilio di una sedia, ho portato al collo una moneta bucata, se ricordo bene erano 25 corone danesi, per qualche mese, fino a quando il destino, o più semplicemente la mia indole da distratto, non ha fatto in modo che la perdessi tra i sassi di una spiaggia calabra. Ho fatto disperare mezza famiglia, solo mezza perché ero in vacanza con la mezza famiglia che fa riferimento a papà, nelle ricerche persino notturne del mio amato conio straniero. Anni più tardi ho ripetuto la stessa scena con un anello celtico acquistato nell’isola dei folletti che il mare ha deciso di prendermi. Questa volta, sarà l’età o la rassegnazione, forse ci ho solo fatto l’abitudine, le ricerche sono durate molto meno e ho lasciato che le onde del mar ligure custodissero il mio piccolo tesoro al posto mio. Oggi a farmi compagnia sono queste due monete di quasi nessun valore economico, monete che le persone a cui mi legano non ricordano nemmeno la loro esistenza. Uno è un dono della terra in giorni di grande serenità, l’altro è il dono sanguigno di un’esule di un paese che sulle cartine politiche non esiste più. Un giorno, il fato, il mare o forse una birra di troppo mi strapperanno questi pochi grammi di metallo e allora, forse, ci sarà di nuovo posto.